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Jeff Wall. After Invisible man by Ralph Ellison, The Prologue 1999-2001 |
Jeff Wall (Vancouver, Canada 1946) è uno dei fotografi più
significativi della contemporaneità. Ma considerarlo un semplice fotografo è
riduttivo. Nel modo di approcciarsi alla fotografia di Jeff Wall sono compresi
una quantità di rimandi culturali, storici, riferiti a tutte le forme d’arte,
dalla letteratura al cinema, dal teatro alla pittura antica e moderna. La modalità
compositiva tipica di Jeff Wall consiste nell’allestimento di un vero e proprio
set cinematografico o teatrale per dare vita ad immagini che hanno l’apparenza
dell’attimo vissuto e colto nella sua spontaneità, ma che in realtà nascono da
una precisa costruzione scenica. Questo aspetto, unito alla modalità di
composizione delle sue opere, fa del suo lavoro un esempio tra i più intensi di
come la produzione artistica visiva contemporanea possa offrire spunti di
riflessione molto profondi, anche dal punto di vista filosofico.
Il tema in gioco nel lavoro di Jeff Wall è sempre la verità.
Si tratta di una verità scenica, ma anche di una verità storica, nel senso di
storicizzata, colta nel suo farsi confronto attivo e dialogo dinamico con le
espressioni artistiche dei tempi passati che fanno parte della nostra cultura.
La mostra in corso alle Gallerie d’Italia di Torino, che si
è inaugurata lo scorso 9 ottobre e proseguirà fino al prossimo primo febbraio,
offre la possibilità di venire a contatto con alcuni tra i suoi lavori più
famosi come Invisible Man (1999 – 2000, ispirato all’omonimo romanzo di Ralph
Ellison) e The Thinker (1986, che rimanda esplicitamente alla celebre opera di
Rodin).
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Jeff Wall, The Thinker, 1986 |
La mostra, affidata alla curatela di David Campany, direttore
dell’International Center of Photography di New York, si compone di una
trentina di opere, tra cui, oltre le due già citate, il trittico The Garden,
con immagini scattate nel 2017 nei pressi della città di Torino, nel giardino
della Villa Silvio Pellico.

