Alice Neel, I am the century @Pinacoteca Agnelli, Torino

 




Alice Neel, Pinacoteca Agnelli, ph. Sebastiano Pellion di Persano


All’interno del complesso e sfaccettato panorama della pittura del Novecento, Alice Neel è una figura particolare e a suo modo paradigmatica. Nata vicino a Philadelphia nel 1900, in un ambiente quindi piuttosto legato alle tradizioni borghesi, e morta a New York nella prima metà degli anni Ottanta, dopo essere entrata in stretto contatto con la cosiddetta controcultura dell’ambiente artistico newyorkese, lavorò intensamente per tutta la sua vita, scontrandosi con difficoltà di ogni tipo e producendo moltissime opere che si caratterizzano per intensità, potenza e purezza dello sguardo. Ma queste parole ancora non raccontano la pienezza delle sue opere, e la loro distintiva originalità.

Fino al prossimo 6 aprile la Pinacoteca Agnelli di Torino dedica ad Alice Neel una mostra monografica, la prima retrospettiva a lei dedicata in Italia da sempre. La mostra, curata da Sarah Cosulich e Pietro Rigolo, s’intitola I am the century e rende conto, in ordine cronologico, di un vasto spettro di opere che affrontano via via tutti i temi esistenziali fondamentali della vita umana: la nascita, la morte, la gravidanza, i rapporti familiari, gli amori e i conflitti. Il punto di vista da cui questi temi sono letti e poi resi artisticamente è sempre decisamente personale, ma mai personalistico o stucchevolmente intimistico. Al contrario, quello di Alice Neel è uno sguardo diretto, pulito, capace di rendere con immediatezza vissuti profondi e in gran parte condivisibili.

La pittura di Alice Neel è costituita quasi interamente di ritratti, spesso di corpi nudi, quasi sempre a figura intera. I personaggi sono ripresi nel loro ambiente domestico e quotidiano, a volte su un fondo di colore che ne ritaglia i confini, come ad attribuire alle figure una qualità astratta e più decisamente introspettiva, altre volte all’interno del loro contesto naturale e quotidiano. Se dal punto di vista stilistico le opere di Alice Neel possono far venire in mente, in certa misura, quelle del contemporaneo David Hockney, per altro verso la caratteristica distintiva del suo sguardo salta agli occhi per le caratteristiche di drammaticità, marcata espressività pittorica, ma anche per una sottile vena ironica, quasi spietata e tratti provocatoria.

La figura di Alice Neel è paradigmatica. Se troppo spesso all’intero delle collezioni museali e non la presenza femminile è relegata al ruolo di soggetto/oggetto ritratto, o tutt’al più a quello ambiguo di musa ispiratrice, la sua pittura sposta decisamente l’accento e gli occhi su una capacità tutta femminile, autentica e genuina, di vedere il mondo e di renderlo nella sua interezza, fatta insieme di interiorità e realismo. L’autenticità e la genuinità non vanno a discapito della profondità, infatti, né dello sguardo, né tantomeno della lettura del reale.

Al contrario, l’incontro con gli eventi più significativi di ogni vita umana, come la morte del padre, la gravidanza, il corpo, le relazioni sentimentali e sessuali, nella pittura di Alice Neel si eleva ad esperienza umana universale, con una caratteristica insieme di verità e, forse, trascendenza. Lo sguardo è quasi violento, nel senso che non indulge in alcunché di compiacente, e al tempo stesso è carico di una sorta di energia empatica dall’effetto forte, a volte sorprendente.



Alice Neel, Pinacoteca Agnelli, ph. Sebastiano Pellion di Persano


Se dal punto di vista stilistico e compositivo a tratti ricorda Hockney, come si è detto, da quello delle atmosfere e del sentire, pur nella differenza delle cifre più o meno simboliche a cui ricorre, fa venire in mente il mondo di Clarice Lispector e il suo stream of consciousness rivisitato, che la rese capace di dare inizio a un libro con una virgola. Nei dipinti di Alice Neel come nelle opere letterarie di Clarice Lispector, c’è lo stesso l’indugiare sui dettagli capace di restituire sensazioni vissute e allo stesso tempo aprire nuove prospettive. Tutto questo mentre quello stesso indugiare dello sguardo incide, come un coltello, la carne viva dell’esperienza reale e personale.

I dettagli biografici della vicenda privata di Alice Neel (come l’episodio dell’ex vendicativo, ritratto in un’opera, che le tagliò in mille pezzi alcune opere) aiutano a comprendere ancora di più il personaggio e la portata particolarmente forte del suo modo di relazionarsi al mondo e restituirlo, tramite i corpi e i volti delle persone che le erano più vicine, attraverso l’arte.

Conoscendone le vicende umane, apprendiamo le sue sofferenze, le difficoltà, non ultime quelle che dovette affrontare come donna in un mondo che appena cominciava a riconoscere diritto di cittadinanza al talento artistico e intellettuale femminile.

Colpisce come, nonostante le difficoltà e le contrarietà, negli anni Alice Neel continui sempre a dipingere, a creare, con una testardaggine che nasce solo dal talento autentico e da una pervicacia (forse per necessità) tutta femminile. Ma la sua necessità di creare, che si avverte in ogni lavoro, ricorda anche quella di cui parlava Rilke. È la necessità che porta il poeta (nel senso ampio delle varie espressioni artistiche e dei generi) a non poter mai smettere di dare vita e forma al suo proprio personalissimo mondo, riconoscendo così da sé la legittimità della propria visione, al di là di ogni limite, sia esso stilistico, dettato dalle tendenze dominanti o dai clichè culturali esistenti.




Alice Neel, Pinacoteca Agnelli, ph. Sebastiano Pellion di Persano


La mostra alla Pinacoteca Agnelli è, quindi, un’occasione imperdibile per approfondire un lavoro unico e dalla forza innegabile.

Inoltre, l’evento è accompagnato da altre due importanti esposizioni. Per il ciclo Beyond the collection, l’artista Piotr Uklansky si pone in dialogo con la collezione creando inattesi e imprevisti cortocircuiti tematici e culturali, mentre sulla Pista 500 è esposto il lavoro Vitruvian Figure (Juventus) di Paul Pfeiffer, che riflette sui temi dello sport e del sentimento collettivo che questo ispira e produce.