courtesy @ l'artista |
In occasione di Scultura Diffusa, da qualche mese la cittadina di Pinerolo, in provincia di Torino, è abitata da strane, neanche troppo piccole creature. Sono in realtà animaletti naturalissimi, bruchi, piccoli insetti che abitano le campagne e i raccolti, a volte infestandoli e altre fecondandoli. Sono piccole concrezioni di vita minuscola e, almeno a quanto ne sappiamo, priva di coscienza, eppure che sarebbe sbagliato non definire intelligente. Nelle opere di Hilario Isola, però, assumono dimensioni ben diverse, come numi protettori, presenze, istanze viventi.
Da alcuni anni a questa parte la ricerca di Hilario Isola si è concentrata massivamente sui temi inerenti l’agricoltura e la vita rurale così come queste si manifestano nell’epoca presente. Alla campagna e alla produzione agricola e vitivinicola lo lega l’esperienza personale di piccolo produttore di vini, ma è lo sguardo e la ricerca dell’artista che si mettono in movimento quando la campagna e i suoi minuscoli abitanti diventano oggetto di una variegata e particolarissima produzione artistica.
courtesy @ l'artista |
Spesso e volentieri i piccoli insetti protagonisti delle opere di Hilario Isola sono creature la cui esistenza è oggi messa in serio pericolo. Li minaccia il rischio concreto dell’estinzione, a causa di vari fattori quali l’inquinamento, l’uso smodato di pesticidi ed altre cause, non ultima il ricorso massivo, sempre più frequente, a modalità di coltivazione tecnologizzate non sempre rispettose dell’eco-ambiente.
Hilario Isola prende a modello delle sue opere questi piccoli esseri viventi, li ingrandisce a dimensioni bulgakoviane, li tesse su reti di quelle usate in agricoltura per difendere i raccolti, con migliaia di nodi, oppure li trasforma, come nel caso dell’installazione alla Cavallerizza Caprilli di Pinerolo, in gigantesche creature cave, capaci di ospitare (e chissà, forse trasformare in farfalle?) il pubblico al loro interno.
courtesy @ l'artista |
Per comprendere a fondo questo lavoro è possibile che sia necessario capirne qualcosa di entomologia, e per evitare di cadere in facili retoriche, bisognerebbe masticare un pochino meglio di quanto non sia il mio caso argomenti scientifici molto seri sui temi dell’ambiente e del suo equilibrio. In questo luogo, però, per competenza, ma anche per scelta, preferisco concentrarmi sull’aspetto artistico e simbolico dell’opera nel suo complesso. Ritengo infatti che sia poi l’aspetto simbolico quello di maggiore impatto sull’immaginario e, di conseguenza, su tutto il resto.
Hilario Isola mette una lente sui piccoli corpi viventi, ne esalta le caratteristiche, le disegna e le ricama su reti rozze, quasi trasparenti. Rende, così, creature in via d’estinzione nella forma di inaggirabili presenze che aleggiano su stagni, prati, campi e giardini. Insomma, quegli stessi luoghi una volta da loro abitati e fecondati, che ora rischiano di vederli scomparire insieme con le loro funzioni vitali ed ecosistemiche.
Sarebbe interessante andare a cercare nella storia dell’arte tutti i possibili riferimenti e le rappresentazioni di piccoli insetti. Ce ne sono migliaia. Tra quelli riprodotti da Hilario, vengono in mente per esempio le api, presenti fin dalle antiche rappresentazioni egizie e greche, ma anche in opere classiche, da Dürer, Rubens, e moltissimi altri. Oppure, ancor meglio, vengono in mente le nature morte barocche, dove le presenze artropode certo non mancavano.
E se invece puntiamo l’attenzione sul titolo di questo particolare evento, Metamorfosi, avvertiamo subito l’eco del celebre racconto di Kafka, con tutti gli annessi e connessi poetici e non proprio tranquillizzanti. Ancora, pensiamo al bruco. Diventerà farfalla, ma solo se le condizioni ambientali e climatiche, alla fine, glielo consentiranno. E qui si potrebbe pensare a una bella metafora, forse, o addirittura. Qualcosa che ha a che fare con molte vite contemporanee che ci riguardano molto da vicino, non solo quelle di fauna e flora, che pure con noi hanno a che fare, eccome.
courtesy @ l'artista |
E però se io fossi un’antica pensatrice ermetica e neoplatonica probabilmente vedrei in quelle povere creature così piccole, ma rese immediatamente visibili sulle reti di Isola, una traccia beneaugurante della vitalità insopprimibile e immaginifica dell’Anima del Mondo.
James Hillman recuperò questo concetto di origine platonica, amato da Ficino, non più di qualche decina di anni fa, e lo riferì al nostro mondo contemporaneo, che però di anima è sempre più carente, quasi privo.
Da questo punto di vista, che mette insieme simbolo e psiche, filosofia e amore per la bellezza, le opere di Hilario Isola somigliano a dispositivi fantastici, utili ad evocare presenze, o forse immagini protettrici di quelle piccole vite sottili che, se dal lato fisico e concreto producono a loro volta natura e vita, dal versante simbolico hanno a che fare con le mille piccole realtà vitali, fatte di pensieri, desideri e antichi racconti e miti, che potrebbero rendere il nostro mondo leggibile e la sua (e nostra) anima più ricca e in salute.
Questo l’elenco delle opere in mostra.
Alla Cavallerizza Caprilli:
Bruco, 2025
Crisopa, 2023
Macaone, 2022
Tignola, 2022
Al Parco di Villa Prever:
Palpares libelluloides, 2022
Nel Giardino alto Palazzo detto degli Acaja:
Ape regina, 2022
Alle Terrazze Acaja:
Odonata, 2025
Presso la Galleria Losano Associazione Arte e Cultura:
Paesaggio bacato, 2025